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in data 02/12/2019 comunicazione al Governo

Ex ministro Danilo Toninelli poteva e non lo ha fatto, Cambiano i Ministri ma i ponti continuano a venire giù. Ci auguriamo che almeno lei Ministra De Micheli intervenga immediatamente su una questione sottovalutata che ha un forte impatto negativo su ponti e strade. Basterebbe un decreto che cancelli l’interpretazione elastica della norma sui trasporti eccezionali e riduca il peso consentito per il trasporto dei coils. Inoltre e’ fondamentale che venga introdotto l'obbligo della certificazione del peso nel caso si effettuino trasporti eccezionali . Un intervento determinante per la sicurezza, dato che, come riportano molti quotidiani,” il 60 per cento dei ponti gestiti da Anas in Italia è a rischio” e di conseguenza è urgente un intervento fermo e deciso che impedisca a maxi tir del peso di 108 tonnellate di contribuire a “sfondare” nuovi ponti. Basterebbe riportare il limite a 70t, dagli attuali 108 t come previsto dall’art. 10, comma. 2, lett. b) del cds. Il limite di 108t era stato introdotto qualche anno fa su proposta e pressione di alcuni gruppi industriali legati soprattutto all’industria siderurgica. Venne approvata una deroga per alcuni prodotti tra cui i coils per consentire di superare i limiti anche in presenza di colli divisibili, in sostanza per consentire il trasporto di più coils (per i profani trattasi di rotoli di lamiera) sullo stesso semirimorchio.

Qualcuno si è mai chiesto quanti sono i trasporti di questi coils? appena 13 sono le aziende che gestiscono questi trasporti di cui la metà sono prettamente specializzati in questi trasporti ,all’incirca vengono eseguiti 90 viaggi al giorno il che significherebbe circa 2.160 al mese , per un totale di 25.900 ogni anno, fonte : dati acquisiti dal settore siderurgico anno 2019.

Per quale motivo l’industria siderurgica che utilizza i coils deve essere avvantaggiata enormemente, sul trasporto, rispetto alle imprese di altri settori, scaricando i costi generati da questo bel “regalo” sulla fiscalità generale? Forse perché la lobby delle società siderurgiche ha una grande capacità di influenzare certe decisioni? Allora è giusto così è si può morire tranquillamente !! I comuni e le province non ne possono più di questa situazione fuori controllo, provate a sentirli per averne conferma.

Così ecco fatto...!!!

Viene consentito il transito di trasporti fino a 108 tonnellate, purché abbiano l’autorizzazione degli enti proprietari delle strade. Ci piacerebbe sapere se tutti richiedono le autorizzazioni.

La Società autostrade non li vuol vedere neanche in fotografia!!! Ebbene non possono che circolare sulla rete viaria ordinaria, e diverse persone ci hanno segnalato che transitano indisturbati su ponti e viadotti di vecchie statali e provinciali progettate per la maggior parte nel dopoguerra per veicoli il cui peso è un terzo di questi. Basta percorrere le strade adiacenti ai porti di Ravenna o di Marghera, porto Nogaro, e Chioggia oltre che nei pressi di Mantova, e Lecco passando per la SS9 Via Emilia per potersi rendere conto di cosa significhi lasciar circolare questi veicoli; si pensi solo che con le infrazioni che potreste accertare potreste rifinanziare le province per ripristinare parte delle strade . E allora qualche domanda nasce spontanea: ma se la Società autostrade si preoccupa di salvaguardare i propri bilanci e guadagnare sempre più con caselli cari, e dato che non gli bastano gli oltre 600 Milioni di Utile anno applicano le tariffe più care d’Europa per il rilascio delle autorizzazioni ai transiti eccezionali , e come BEFFA con tempi di rilascio biblici compromettendo l’esercizio di attività operativa dell’autotrasporto. Aggiungo e non vuole essere una polemica , apprendiamo dalle Tv (le Iene) che ci mandano in giro su ponti e viadotti con carichi eccezionali a rischio della nostra vita “vedi il ponte PECETTI SULLA A26.

Ma detto ciò ci siamo chiesti due cose ; Chi fa le verifiche? La Polizia? Per quanti giorni di seguito possono intervenire facendo i controlli dovuti ? Ma come può riuscirci la nostra Polizia Stradale che è a corto di personale e di fatto fa già miracoli in autostrada?

Inoltre, l’eccessivo peso può creare problemi alle nostre infrastrutture ?, certamente sì !! se su un ponte dove il peso consentito è di 60t ci si passasse con 120t , al ponte non succederebbe nulla? c’è qualche ingegnere strutturista disponibile a metterlo nero su bianco.?

Adesso però parliamoci chiaro, e cerchiamo di avere un atteggiamento realistico. Nel 2019 In Italia, ,constatare il sovraccarico è utopia poiché non esistono bilance che consentano di individuare i veicoli con carichi eccedenti alle norme vigenti, e quindi in alcun modo si potrà mai fermarli e sanzionarli. Crediamo che le sanzioni dovrebbero tuttavia essere estese anche alla committenza in quanto alcune persone addette ai lavori e vicine alle committenze ci riferiscono che quest’ultime, pensando solo a risparmiare e basta, se ne infischiano se le loro merci vengono poi trasportate da autotrasportatori con camion e rimorchi improvvisati. Situazioni del genere sono molto diffuse soprattutto qualora i trasporti vengono effettuati con mezzi con targa straniera. Sia chiaro che noi italiani non siamo esonerati. Tra gli addetti ai lavori si dice anche che c’e’ piu’ di qualche operatore che si infischia anche di fare tutti gli adeguati permessi, qualcuno se li stamperebbe in ufficio. Anche su questo la Polizia Stradale potrebbe intervenire ed effettuare adeguati accertamenti.

Ma quanto pesano effettivamente questi veicoli che trasportano carichi eccezionali? qualcuno lo sa? perché sempre più voci vicine al settore presumono che alcune imprese caricano anche 50t in più del dichiarato. Noi di ANST vogliamo proporre l’obbligo del peso ad ogni trasporto eccezionale con un rilascio di un mastrino che deve essere a bordo del camion e deve corrispondere al peso dichiarato nella autocertificazione. Non dimeno chiediamo che le varie committenze, e cioè i titolari della merce, vengano responsabilizzati e sanzionati con pene severe come il sequestro del bene qualora siano corresponsabili nell’affidare ad autotrasportatori scorretti senza adoperarsi per controllarne l’operato. Rimaniamo a dir poco disgustati nell’apprendere che nel nostro paese non ESISTONO delle pese attive in grado di effettuare le opportune verifiche dei pesi , pensate che In tutto il Paese ne sono attive solo 3 !!! Per di più quest’ultime non sono progettate per pesare carichi eccezionali . CHIEDIAMO CHE VENGA INTRODOTTA LA LEGGE SUL PESO OBBLIGATORIO E CHE LE COMMITTENZE SIANO SANZIONATE LADDOVE NON VENGONO RISPETTATE LE NORME.

Come possiamo contrastare il fenomeno.? La risposta ci sarebbe e non andrebbe a pesare neanche per un centesimo di euro sulla finanza pubblica “Sono Le scorte tecniche” che già oggi accompagnano i carichi eccezionali nei loro tragitti così come faceva a suo tempo la nostra polizia stradale. Questi agenti di scorta potrebbero essere ingaggiati con incarichi che prevedano la possibilità di effettuare maggiori controlli. tuttavia dobbiamo segnalarvi che questa categoria deve essere urgentemente riformata adeguatamente per dotare questi agenti delle giuste attrezzature e idonee qualifiche. A tal proposito e’ opportuno introdurre la norma che eviti che il controllato sia anche il controllore di se stesso come avviene attualmente. Infatti spesso le società di autotrasporto dei carichi eccezionali fanno le scorte a se stessi. In questo caso qual e’ la garanzia di adeguato controllo? A tal proposito noi di Anst sensibili alla sicurezza dei cittadini stiamo provvedendo a presentare un urgente proposta di legge che riformi il settore rendendolo affidabile in modo adeguato e coerente all’importanza dei compiti e alle responsabilità assunte. Ci teniamo a far sapere che il settore e’ composto per la maggior parte da operatori corretti e rispettosi delle leggi ma per la carenza di controlli e di vuoti normativi alcuni se ne approfittano mettendo in atto comportamenti gravi e lesivi della sicurezza di tutti noi.

Come e’ possibile che, in un’ epoca dove sta diventando realtà il trasporto interplanetario con prezzi gia’ definiti - $200.000 per Marte, le procedure per il rilascio delle autorizzazioni di ANAS e di AUTOSTRADE sono caratterizzate da una burocrazia vergognosamente farraginosa e sconclusionata, con tempi lunghissimi per il rilascio delle stesse inducendo quasi per disperazione gli operatori “a fare da se’”. In aggiunta ci segnalano che spesso gli stessi addetti alle suddette procedure autorizzative sono poco preparati e assumono spesso atteggiamenti non collaborativi. Per di più lo stato disastroso della rete viaria, autostradale e non, determina un aumento dei tempi di percorrenza con relativi aggravi di costi che vanno ad influire in ultima analisi sula capacità competitiva del Paese.

In conclusione una cosa è certa: per difendere le nostre strade, i nostri ponti e viadotti serve intervenire urgentemente anche nella regolamentazione dei trasporti di coils e dei relativi limiti consentiti per i pesi, nell’affidare alle società di scorte tecniche i poteri di controllo e sanzionatori che prima venivano esercitati dalla polizia stessa. E’ in gioco la sicurezza delle nostre vite!!!. Noi di ANST ci rendiamo disponibili a confrontarci in qualità di Tecnici con chi di dovere in ogni sede ministeriale.
Comunicazione del 03/12/2019
DEGRADO

A Pescara nuovo allarme viadotto L’autostrada A14 a rischio blocco

L’infrastruttura in Abruzzo potrà essere interdetta ai mezzi pesanti

Aspi ha sostituito Spea sulla vigilanza: «Un anno per il monitoraggio totale»

Il conto del degrado e delle manutenzioni sospette si fa sempre più pesante. C’è un altro viadotto di un’importante dorsale autostradale italiana che rischia di chiudere, perlomeno ai mezzi pesanti. È il Cerrano, poco a nord di Pescara su un’A14 che è già in crisi per gallerie non a norma, lavori in corsi e ponti sequestrati. La notizia trapela dopo un weekend di braccio di ferro tra l’ufficio ispettivo territoriale (Uit) del ministero delle Instrastrutture, proprio mentre la Liguria (l’altra area di crisi) intravede uno spiraglio, con la riapertura di una carreggiata dell’A6 Torino-Savona e di altre corsie sull’A26.

Il caso Cerrano

Sul Cerrano Autostrade per l’Italia (Aspi) assicura che c’è un monitoraggio continuo e le analisi effettuate evidenziano che non c’è alcun rischio statico. Diversa è l’opinione dell’Uit, guidato da Placido Migliorino, inviso a non pochi tecnici Aspi, come si è visto dalle intercettazioni della Procura di Genova nell’inchiesta sui report “edulcorati” proprio sui viadotti.

L’Uit ha riscontrato due problemi: le cerniere che uniscono le campate sono ammalorate e ossidate tanto da non garantire resistenza in caso di terremoto e in zona c’è una frana che tocca le sottofondazioni dei piloni. Così l’Uit ha prescritto il divieto di transito ai mezzi pesanti, che però Aspi non ha adottato.

Così ieri mattina le carte sono finite alla Prefettura di Teramo, che ha il potere di disporre lo stop al posto del gestore. Una decisione delicata, che non si sa se sarà presa.

Interventi in Liguria

Sul fronte ligure, ieri Autostrade per l’Italia ha compiuto un passo per cambiare il suo sistema di sorveglianza della rete. E si sta muovendo per arrivare alla riapertura dei viadotti, parzialmente interdetti, della A26. L’ad Roberto Tomasi, ieri ha Genova, ha annunciato che Aspi, oltre ad aver pianificato, sulle tratte liguri, 117 interventi di manutenzione per un totale di 100 milioni di euro, ha affidato a un’associazione temporanea di impresa (Ati), composta da quattro società specializzate, le attività di sorveglianza, in precedenza svolte dalla controllata Spea, delle opere infrastrutturali della rete autostradale.

Nei giorni scorsi, inoltre, spiegano fonti tecniche vicine all’azienda, è stata completata una serie di verifiche sulla sicurezza statica dei viadotti Fado e Pecetti della A26. Verifiche condotte anche «da tre consulenti esterni» e che, a quanto risulta, «hanno dato esito positivo», rispetto alle condizioni dei viadotti.

Il dialogo col Mit

Nella serata di domenica queste risultanze sono state portate all’attenzione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per un primo confronto tecnico. Gli ingegneri di Aspi, in pratica, hanno mostrato i loro risultati ai tecnici del Mit. E, a seguito di questo primo incontro, l’azienda ha chiesto ieri un ulteriore confronto con il ministero, nella speranza che sia convocato un meeting già oggi. Riunione indispensabile perché, spiegano le fonti tecniche, «è necessario fare un punto sull’applicazione normativa; cioè su come, in base alle norme attuali, sia possibile riaprire la A26 sulla scorta delle analisi compiute».

Il confronto con la Procura

Altrettanto necessario, peraltro, sarà un confronto dei periti Aspi con quelli della Procura di Genova, che aveva rilevato la situazione di pericolo dei viadotti sulla A26, chiedendo ad Aspi di intervenire (mossa che ha portato alla chiusura parziale dei due ponti). Il Procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, nei giorni scorsi aveva detto di aspettarsi che Aspi consegnasse alla Procura una documentazione sui viadotti con «un indice di ammaloramento superiore a quello precedentemente esternato dalla società (40-41) ma magari non dell’entità di quello quantificato dai consulenti» dei magistrati (70).

Aspi punta ad arrivare velocemente alla riapertura completa della A26 ma «compiendo tutti i doverosi passaggi istituzionali».

Non a caso, ieri Tomasi ha sottolineato : «Faremo tutto ciò che è necessario fare. Abbiamo verificato con la direzione del tronco il piano di attività e il suo avanzamento. In questi giorni abbiamo attuato un piano di controlli, anche con società terze, per grantire la massima sicurezza sulle nostre opere. Parliamo di 1.943 opere e la sola Liguria ne conta 505. Abbiamo fatto1.600 controlli e verifiche sulle opere con la Spea: Ma quel che è più importante è che abbiamo fatto oltre 430 controlli, su ogni singola opera, con società esterne».

Spea fuori gioco

Tomasi ha aggiunto che «entro metà dicembre un raggruppamento temporaneo d’impresa, di cui fanno parte alcune aziende di livello internazionale sostituirà progressivamente Spea nelle attività di sorveglianza per Aspi. L’Ati è composto da Proger, Bureau Veritas Nexta, Tecno Piemonte e Tecno Lab e si occuperà della sorveglianza delle opere». Svolgerà il proprio incarico fino all’aggiudicazione della gara europea già bandita da Aspi per questo tipo di attività e la cui conclusione è prevista entro la fine del prossimo anno.

La Savona-Torino

Sulla A6 Savona-Torino, invece, ieri è stato riaperto (sempre a singola corsia per senso di marcia) il tratto fra Altare e il bivio per la A10 sulla carreggiata Sud. Era stato chiuso domenica, in via precauzionale, per un movimento rilevato nella frana che ha causato, nei giorni scorsi, il crollo di una parte del viadotto Madonna del monte. Alcuni segnali di allarme erano giunti dai sensori posti sulla frana. Conclusi i controlli, ieri la circolazione è ripresa.
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